Questa è davvero l’ultima volta che ci sragiono su questa cosa su cui sto per ragionare.
Anzi no! Tuttavia questa volta farò in modo di farlo attraverso altri elementi, altri modi, visto che ci sono serie probabilità che il tema resti attuale e necessiti approfondimenti.
Parlo di restaurazione e lo faccio attraverso due fatti che sono legati al mondo della musica e che, in qualche modo, hanno attirato l’attenzione e la partecipazione della maggioranza degli italiani. Celentano a Sanremo e la morte di Lucio Dalla. Ora tre premesse.
1- Per restaurazione intendo il ritorno a un equilibrio politico, culturale e forse morale che ci riporta agli scenari sociali della prima repubblica.
2- Mi piace Dalla indipendentemente da come abbia (o gli abbiano) organizzato il funerale.
3- Non me ne frega una mazza delle modalità di funzionamento della sancta romana ecclesia anche se a parlarne è Celentano.
Ciò che lega in modo abbastanza netto l’affaire Celentano e l’addio a Dalla è, non soltanto, la dimensione musicale e quella religiosa. In ballo non c’è solo il dibatitto sulla musica italiana o sul cattolicesimo, le sue prassi liturgiche e la sua prospettiva morale. Ciò che unisce i due avvenimenti è la stucchevole lettura mediatica che ne è stata data. Perchè è evidente che l’atteggiamento dei media riguardo i due fatti è la quarta premessa che influenza, tra le tante cose, sia la dimensione musicale, l’interpretazione dell’opera dei due artisti in questione, sia il rapporto che i due hanno e avevano con la religione.
Celentano è il blasfemo diffamatore, dipinto come “un mamma li turchi” che sciabola indifesi e fidenti spettatori, un comunista emiliano beone che mangia strozzapreti e bestemmia in trattoria.
Dalla è l’uomo pio, la voce di dio, il messaggero della buona novella, un ostia-dipendente.
Ma niente di tutto ciò è ne vero, ne falso, tutto è manipolazione di materiale pop. Articoli di quotidiani che sembrano lavori di Rauschenberg, tg che diventano messa in scena di una morale che è solo collage di machismo libertinista post berlusconiano e di sadica censura ecclesiale. Ed è in questa contraddizione che si insinua il vero oggetto del contendere, che credo abbia a che fare con la concertazione della morale mediatica dei tempi nuovi. Si deve definire la soglia dell’accettabile, la soglia del pubblicabile, la soglia del dicibile. E’ la collocazione della linea a preoccuparmi, vedo arretramenti pericolosi e torce oscurantiste spacciati per sobrietà e rinnovato rigore etico. Penso ad esempio al morphing di la Repubblica, un giornale proiettato verso una terza repubblica dell’informazione che ricorda tanto la prima.
A questo punto non oso immaginare cosa ne sarà della terza repubblica vera, quella della politica.Torna o non torna questa DC? Forse sì, quindi no, non sarà l’ultima volta che sragiono su questo argomento.


